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Critica letteraria o ingiuria?
Alla soglia dei suoi ottant'anni, nel 2006, Christoph Geiser pubblica un nuovo romanzo - «persuasivo come i precedenti» secondo una brava collaboratrice della NZZ, Beatrice von Matt. Ma Daniel Arnet, in una «Recherche» pubblicata da «Facts», descrive Geiser come il tipico «artista da sussidi». L'aiuto alla pubblicazione di opere letterarie, in Svizzera, premia i mediocri, chi manca di ispirazione, gli scrittori marginali, prevalentemente di sinistra, i predicatori senza pubblico. Geiser sarebbe uno di questi, un «enfant cheri» dei distributori di soldi.
Il Consiglio della stampa ribadisce che la deontologia non prescrive che i commenti siano obiettivi. La durezza del giudizio è lecita, anche se l'articolo è breve, purché esprima una valutazione, e nel giudizio negativo non sia volgarmente sleale. Obiettivo della critica in questo caso erano i criteri di assegnazione dei sussidi. D'altra parte, nel suo articolo il critico si arresta prima di degenerare nell'ingiuria e una sua ostilità preconcetta verso l'autore non è dimostrabile. Reclamo respinto.
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