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Identificazione attraverso la notizia
Le foto intime di una dipendente pubblica non sono pubbliche
Anche se accessibili su Internet, le foto intime di una ragazza non sono da pubblicare. In una Presa di posizione che concerne il quotidiano «Blick», il Consiglio della stampa ha confermato una volta ancora la sua posizione di fondo: anche se accessibili su Internet, immagini di questo tipo non sono automaticamente libere per la pubblicazione.
Sotto il titolo «Sado-maso all'Ufficio sociale», il «Blick» aveva pubblicato su tre pagine varie foto di un «sito sado-maso» nel quale una giovane, definita «dirigente dell'ufficio sociale» di un piccolo comune dell'Unterland zurighese, posava come «schiava sessuale». Il volto della donna era stato velato, ma il sito Internet era citato esplicitamente, come pure il prenome dell'interessata e il comune in cui lavora. In tal modo la persona veniva resa riconoscibile oltre i confini dello stretto vicinato.
Il Consiglio ritiene che il «Blick» abbia violato in modo grave la sfera privata della persona. Nel sito, infatti, era usato uno pseudonimo e non venivano fornite indicazioni né sul luogo né sul tipo di lavoro che la ragazza svolgeva. Non è dato, secondo il Consiglio della stampa, alcun interesse pubblico alla ripresa di quel sito web da parte del giornale - con l'effetto di farne conoscere i particolari a un pubblico più esteso e indifferenziato. Anche i dipendenti pubblici hanno diritto alla tutela della loro sfera privata. Soddisfa certamente una certa curiosità la ripresa di immagini di questo tipo da Internet, ma di regola non è dato un interesse pubblico degno di protezione a questo tipo di informazione, neppure se in causa vi sono funzionari, anche di alto grado, di uffici pubblici.
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